Giudizio e Opinione

Era molto che speravo di aver un pò di tempo da dedicare a questo argomento.
Vedrò quest’oggi di dire la mia riguardo due termini ampiamente usati nella nostra società ma che si distinguono fortemente da quello che portano con sè.
Sto parlando del termine “GIUDIZIO”  (GIUDICARE)
e del termine “OPINIONE” (OPINARE).
Spesso nel linguaggio comune, quello di tutti i giorni, queste parole sono considerate sinonimi e infatti se li andate a cercare in qualunque dizionario dei sinonimi e dei contrari, troverete la connessione fra loro.
Il fatto è che l’origine etimologica di questi termini è assai distante dall’essere sinonima e fa capir meglio certe cose che hanno a che fare con le pratiche meditative, buddiste,dello yoga e di altre discipline basate sull’osservazione e la contemplazione.
Con il termine OPINIONE si intende l’avere una propria posizione, attraverso l’osservazione o esperienza di qualcosa preso in considerazione.
Si intende anche un essere “parte” di quella cosa presa in considerazione e che la propria visione è assolutamente SOGGETTIVA.
Con il termine GIUDICARE invece, si intende essere chiamati a legiferare, condannare, punire, ad essere giudice, sulle persone, sulle cose, sugli accadimenti.
Si intende cioè essere sopra le parti, erigersi a posizione più elevata e intraprendere la presa in considerazione di un qualcosa che non è soggettivo o appartenete al proprio vissuto, di modo da “OGGETTIVIZZARE” un qualcosa di cui non facciamo parte.
Detto in termini più spiccioli, mentre opinare è popolare (del popolo), il giudicare è popolaresco (adatto ai gusti del popolo). Perchè una qualunque cosa sia popolaresca è indispensabile che la classe eletta (quindi non il popolo) giudichi cosa è meglio che sia per il popolo stesso.
In altri termini l’avere una opinione ha a che fare con una propria esperienza o visione di qualcosa, mentre dare un giudizio ha a che fare con il sentenziare.
Ricordo molto bene quando ero ancora alle scuole medie superiori, durante l’ora di educazione civica, il professore che ci insegnava quanto fosse importante avere una opinione pur non giudicando.
Un altro modo per vedere la differenza tra giudizio e opinione è che mentre l’opinione ha un piano comune (da pari a pari) il giudizio necessita di un livello differenziato (dall’alto al basso).
Non a caso si dice “erigersi a giudice”!
Se poi vogliamo provare la differenza che c’è tra ascoltare/leggere queste frasi:
“…AVERE un opinione”
piuttosto che
“…DARE un giudizio”
ci rendiamo subito conto di quanta sia la differenza che intercorre tra termini.
Tutt’altro che sinonimi!

Ognuno di noi ha un’opinione più o meno su tutto, non molti di noi possono giudicare.
Per quanto povera di esperienza o veritiera possa essere, tutti quanti hanno un’opinione sulla propria vita e la vita altrui, non c’è niente di male, è da lì che nascono le nostre convinzioni/credenze.
Più siamo elastici con noi stessi e gli altri, tanto più saremo in grado di essere elastici con le nostre opinioni e disposti a cambiarle per crescere.
Porto come esempio un bambino che crede a babbo natale: crede che esista veramente e per sua esperienza (quella raccontata dai genitori e i regali visti sotto l’albero)
ha l’opinione che sia un signore che porta doni il giorno di natale. Non lo giudica, ne prende atto e lo vive così com’è, senza sentenziare sul fatto che faccia bene o faccia male. Cresciuto, il bambino comincia a capire che babbo natale non esiste e cambia (in un modo o nell’altro) la sua credenza e la sua opinione sulla veridicità dell’esistenza di babbo natale, comincia piano piano a mettere i pezzi insieme e si accorge quanto assurdo poteva essere il suo modo di pensare di qualche anno fa. Crescendo ancora il bambino proverà un senso di tenerezza nei confronti di se stesso, ricordando quei momenti in cui credeva alla storia di babbo natale.

Nella nostra società appare il giudizio quando abbiamo introdotto l’importanza della supremazia sugli altri. Quando cioè il primeggiare è divenuto un aspetto più importante del senso di condivisione/comprensione, il quale fa sì che lo scambio renda importante l’individualità e le differenze per l’atto della crescita.

“Vincere è più importante di partecipare” “O vinci o non sei nessuno”

Frasi come queste alimentano la chiusura alle relazioni e favoriscono l’emulazione dei vincenti, i quali per antonomasia sono pochi nei confronti dei molti.
La crescita individuale, lo sviluppo personale, non aderiscono a questo schema in quanto ognuno di noi ha un lato vincente ed uno debole.
Voler focalizzarsi solo sull’aspetto della vittoria procura degli squilibri mostruosi nella persona. C’è da dire che lo stesso vale per la concentrazione o fissazione sui propri punti dolenti.
Ai me nella società attuale non viene mai data troppa importanza all’aspetto dell’equilibrio, favorendo un enorme produzione di “giudizio” su gli altri e su noi stessi, in conseguenza dell’aver impostato sui vincenti i nostri target.
Infatti siamo sempre più omologati e meno originali nei nostri comportamenti ma anche nelle nostre sensazioni ed emozioni, e non per ultimi nei nostri modi o abitudini, i nostri abbigliamenti o i modelli linguistico/comportamentali.
Il giudicare qualcuno che non si veste in modo “decente” o alla moda, fa sì che nel momento in cui non ci si trovi vestiti alla moda, si possa subire da se stessi il proprio giudizio precedentemente espresso sugli altri.
Insomma il giudicare ci porta in una condizione di oggettività riguardo le nostre credenze facendo sì che siano più difficili da cambiare e rendendoci meno elastici e propensi alla nostra crescita.

Prendendo a prestito un passo della bibbia:
Matteo. 7:1-5
“Non giudicate, affinché non siate giudicati.Perché sarete giudicati secondo il giudizio col quale giudicate, e con la misura con cui misurate, sarà pure misurato a voi. 

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” 

 

Ora, non è che io sia proprio un credente e sinceramente ho tutte le mie riserve sulla chiesa. Ciò non toglie che mi piaccia spulciare nelle sacre scritture, perchè a mio avviso lo studio non ha nessuna fazione, ne politica ne religiosa.

Infatti il passo di MATTEO preso dalla bibbia è un bello spunto di riflessione sul giudizio.
Il duplice taglio dell’arma del giudizio è ben chiara nella prima parte.
Mentre nella seconda parte si fa chiarezza su come il giudicare possa portar distanti da se stessi.

Parlando ancora di sacre scritture, nelle discipline meditative orientali, buddismo tibetano, indù, si fa spesso riferimento al “non giudizio”:
“Contempla senza giudizio”
“Meditare è essere osservatore, non giudice”
“Giudicare è per la mente, non per lo spirito”

Soffermandosi sull’ultima di queste frasi, potremmo anche dire che non giudicare per certi aspetti è molto difficile perchè la mente non fa altro che quello, giudica.
E’ anche vero però che possiamo focalizzare l’attenzione sul nostro vissuto di studenti:

Quando è che abbiamo imparato di più e più rapidamente?
Quando eravamo osservatori aperti e senza giudizio, lasciando le elaborazioni personali lontane da noi durante quel momento e ascoltavamo attivamente le informazioni.

Ippocrate diceva:

“La vita è breve, l’arte vasta, l’occasione istantanea, l’esperienza ingannevole, il giudizio difficile”.

 

E’ chiaro che non è mia intenzione condannare una o l’altra parola ma fare solo un pò di chiarezza e dire la mia opinione sul fatto che troppe volte il nostro linguaggio lo prendiamo poco sul serio.
Ripeto che a mio avviso i termini GIUDIZIO e OPINIONE vanno usati in modo distinto e non sinonimo.
E a proposito di opinioni mi piacerebbe dire che certe volte possiamo auto indurci malesseri e dispiaceri con le nostre  stesse credenze/convinzioni che prima avevo associato appunto alle opinioni.
Intorno agli anni “50 lo scrittore e filosofo statunitense Henry David Thoreau scrisse:
L’opinione pubblica è un tiranno assai debole paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina il fato di un uomo è l’opinione che egli ha di sé stesso.

Tanto per ribadire un concetto chiave della PNL a me tanto cara e che fa del Linguaggio una “rappresentazione digitale” di noi stessi.

Spero di essere riuscito ad avervi incuriosito su questo concetto del Giudizio/Opinione.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire ma so che il succo di quello che sono le mie opinioni a riguardo le ho espresse e visto che vi ho citato diverse personalità nell’articolo, mi prendo la “licenza” di scrivervi qui sotto un mio gioco di parole che reputo in tema:

“Molti si abbassano, quando GiùDico”   ^_^

Caruso

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