La Fisica Quantistica e l’Analogico – Digitale

La teoria dei quanti è stata introdotta da Max Planck solo come ipotesi nel 1900, un anno dopo divenne vera e propria teoria e successivamente fu dimostrata da Albert Einstein nel 1905.
Planck incentrava la sua teoria principalmente sul concetto di energia quantizzata, ciò vale a dire che l’energia nelle emissioni di radiazioni atomiche non subiva una graduale crescita o diminuzione come nella fisica classica bensì era proporzionale alla frequenza di oscillazione rispettando una costante universale.
In parole povere l’energia non si comporta come un sistema analogico ma piuttosto come un sistema digitale.
Analogico sta ad indicare un processo con soluzione di continuità e quindi, per fare un esempio, potremmo pensare alla manopola del volume di certi stereo di anni fa, dove la rotazione in senso orario faceva riferimento ad un progressivo innalzamento dell’intensità sonora che poteva passare da 1 a 10 con tutti gli intervalli compresi. Quindi si passava da 1 a 1,01 a 1,02 a 1,03 etc. fino a 10.
Per digitale s’intende invece, per usare lo stesso esempio di prima, un moderno stereo con telecomando che pur avendo range compreso tra 1 e 10,  ci permette solo di avere i 10 livelli di intensità volume, senza l’opportunità di passare agli intervalli compresi tra 1 e 2; 2 e 3…etc.
Nei primi anni del ‘900 la fisica quantistica cominciava a scardinare la fisica classica che pensava in modo deterministico, proponendo un nuovo modello che era invece “probabilistico”.
Infatti la fisica quantistica viene chiamata anche la fisica delle probabilità.
Questo nuovo pensiero ha rivoluzionato anche lo studio dell’essere umano, non a caso la neurofisiologia nella prima metà del XX secolo cominciò a proporre nuove metodologie d’approccio per la scoperta e la comprensione delle unità funzionali del corpo umano.
Si cominciò allora a conoscere l’aspetto “digitale” della percezione umana, attraverso esperimenti che confermarono appunto l’approccio quantistico.
La nostra percezione visiva, per esempio, non è costante bensì quantizzata, ciò vuol dire che vediamo a “scatti”.
Mi spiego meglio, il nostro occhio, quando è aperto, incamera dei segnali e poi li passa al cervello perché siano processati e lo fa come se fosse una macchina fotografica, con degli scatti appunto, solo che sono così veloci che a noi sembra di vedere un movimento continuo anziché spezzettato.
Provate a pensare al funzionamento della pellicola cinematografica, in effetti sono solo delle foto in rapida sequenza ma noi le percepiamo come movimenti continui.
Ecco, l’occhio funziona proprio così, in digitale, a scatti.
E così anche tutti gli altri sensi e non solo, anche i nostri movimenti sono a scatti o quantizzati.
Infatti se pensate alla più piccola unità contrattile del muscolo il Sarcomero, vi renderete conto che non fa altro che contrarsi o rilasciarsi come fosse la metafora di un segnale “SI-NO” “Acceso-Spento” “0-1” etc. classico del funzionamento degli apparecchi digitali.
Questo tipo di esperienza digitale la facciamo anche con le sensazioni/emozioni che poi traduciamo in linguaggio, non a caso in PNL (ma non solo) il linguaggio è considerato un sistema digitale.
Ognuno di noi ovviamente ha una sua rappresentazione del dolore, della felicità, del benessere, della gioia in maniera soggettiva ma quando la esterniamo la rendiamo oggettiva (digitale).
Vediamo come:
Avete mai sentito qualcuno che dice “oggi mi sento semi-contento” ?
Ovviamente no, perché o si è contenti o non lo si è!
“Oggi sono quasi triste”?
Ancora una volta la risposta è no! Perché o si è tristi o non lo si è…
Qualcuno potrebbe pensare che si è sentito “quasi soddisfatto”
ma in questo caso pensateci bene, che vorrebbe dire?
Vorrebbe dire che non si è soddisfatti! ^_^

Spesso usiamo le parole inconsapevolmente senza pensare alla loro parte digitale proprio come guardiamo o ascoltiamo pensando che sia tutto in continuità ma non è così.
Fino adesso ho “parlato” di fenomeni che percepiamo esternamente, proviamo ora a spingerci internamente, nell’universo dei pensieri.
Senza voler approdare a considerazioni mistiche o new-age, vorrei che consideraste per un attimo l’aspetto esclusivamente neurologico del pensiero.
I neuroni sono cellule deputate a portare informazioni dalla periferia al cervello e viceversa.
Non volendo approfondire troppo, cercherò di semplificare dicendo che in larga sostanza i neuroni trasmettono informazioni attraverso delle “scariche elettriche”.
Ora, viste le considerazioni iniziali sulle percezioni, vi potete rendere conto che stiamo ancora una volta parlando di sistemi che funzionano in digitale.
Per i neurofisiologi l’origine del pensiero consiste nell’organizzazione neuronale e le sue connessioni attraverso le sinapsi.
Ciò sta a significare che cambiando l’ordine delle connessioni il nostro cervello provoca pensieri e reazioni ad essi completamente diversi rispetto a quelli di partenza.
In questo contesto poco importa se i pensieri li chiamiamo convinzioni, valori o credenze, quello che importa adesso è focalizzare l’attenzione sull’aspetto variabile di queste strutture.
In PNL sono state messe a punto diverse strategie per alterare, variare, cambiare o sostituire queste forme pensiero.
E vi invito a riflettere sul fatto che l’intera programmazione neuro linguistica basa molti dei suoi presupposti su considerazioni di scienziati che intorno agli anni 40/60 avevano ben chiaro come la fisica quantistica funzionasse.
Sto parlando di nomi come Karl Pribram e David Bohm che con i loro lavori influenzarono molte delle scoperte avvenute in seguito.

L’aspetto analogico-digitale nel funzionamento delle nostre percezioni, del sistema motorio e della struttura pensiero sono considerazioni importanti a mio avviso da conoscere, per comprendere quanto la fisica quantistica con la sua ricerca nell’infinitamente piccolo, si possa poi esplicare anche nella vita di tutti i giorni attraverso il nostro vissuto esperienziale.
Potremmo cominciare a pensare che se gli atomi sono regolati dalla fisica quantistica, anche gli esseri umani lo sono, dopo tutto siamo fatti anche noi di atoni.
In altri termini possiamo percepirci facenti parte di un “tutto” che si muove intorno e attraverso di noi seguendo le stesse regole della fisica, come a voler ricalcare la famosa frase:

Così in alto come in basso“.

 

Per oggi mi fermo qui ma ci tengo a sottolinearlo, in questo post ho valutato solo una sfaccettatura
della fisica quantistica. Inutile dirvi che c’è molto, molto, ma molto di più.

Prima di lasciarvi voglio segnalarvi un film-documentario a mio avviso molto ben fatto, e anche spassoso nel suo genere, che tratta la fisica quantistica anche sotto altri punti di vista, con scienziati famosi in questo campo.
Per coloro che non l’avessero mai visto metto il link qui sotto…

Caru
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